IL BISOGNO DELLA DIPENDENZA: NUOVA EMERGENZA DEL MONDO OCCIDENTALE

In un articolo della rivista Telos, ho parlato di dipendenza e dipendenze.

Di seguito un estratto.

dipendenza videogiochi

Affrontiamo il problema del comportamento dipendente da un punto psicosociale.

I cambiamenti sociali degli ultimi decenni hanno spostato radicalmente l’asse dello sviluppo umano in una direzione che favorisce la comparsa di comportamenti di dipendenza.

La dipendenza nel mondo occidentale è destinata a manifestarsi seguendo logiche individualiste e manifestazioni sintomatiche diverse.

Ciò in ragione del fatto che la dipendenza in occidente è un fenomeno socialmente sanzionato e non tollerato essendo la cultura occidentale organizzata intorno ai valori di autonomia e affermazione del Sé.

Dal cortocircuito innescato da una cultura sempre più centrata sul ripiegamento infantile e la non crescita personale e la sussistenza di valori di affermazione di Sé, competizione e individualismo si sviluppano le multiforme condotte di dipendenza.

Paura di confrontarsi col mondo

Queste sono tutte accomunate da una gran paura di confrontarsi con il mondo e con il compito di progettare il proprio Sé.

Se un tempo il fenomeno “dipendenza” era associato con immediatezza al consumo di sostanze psicotrope, oggi appare necessario e doveroso precisare a quale tipologia di fenomeno si fa riferimento per essere compresi.

Diverse forme di dipendenza

Tra queste: dipendenze da sostanze, da gioco, da internet, da sesso, da alcol, da lavoro, shopping patologico, dipendenza affettiva. E altro si potrebbe aggiungere.

A fenomeni di dipendenza emotiva potremmo collegare altri comportamenti problematici come ad esempio lo stalking.

Nello stalking la separazione o il rifiuto da parte di un partner determina reazioni che mostrano l’incapacità di sopportare l’assenza della persona desiderata.

Il ritiro sociale e gli Hikikomori

Altro fenomeno è quello del ritiro sociale, indicato con il termine giapponese “Hikikomori”. Questo disagio esprime un rifiuto netto della crescita e della separazione dagli adulti. Un disagio a vantaggio di una sosta nel nucleo familiare destinata a non aver fine.

Separazione e dipendenza emotiva

Alla dipendenza emotiva possiamo ricondurre fenomeni che vedono di recente un crescente sviluppo quali ad esempio le separazioni ad alta conflittualità.

In questo tipo di separazioni, i coniugi non riescono a superare il trauma separativo e restano vincolati in un conflitto interminabile. Questo comporta alti costi sociali per figli e per loro stessi.

Una sonnacchiosa infanzia dalla quale non si vuole uscire

Il corpo sociale, sembra immerso in una sonnacchiosa infanzia dalla quale non vuole essere scosso.

Giovani e meno giovani rimandano il più possibile l’appuntamento con i compiti dell’adultità restando confinati in condotte che testimoniano una gran difficoltà a assumere responsabilità.

Chiudersi nelle mura di casa per non affrontare il mondo adulto

Semmai sia possibile, le generazioni più giovani stanno esprimendo questa tendenza in maniera ancora più massiva.
La esprimono chiudendosi nelle mura di casa, evitando di affrontare questioni cruciali. Questioni come la costruzione di relazioni amorose, la scelta di un lavoro e/o di una professione, il distacco dalla famiglia.

I loro spazi vitali, al contrario, si contraggono sempre più.
Si riducono al consumo spasmodico di videogiochi e alla frequentazione della rete, la cui caratteristica è di rimandare scambi poveri e disumanizzati.

Desiderio di non crescere

La dipendenza, intesa come desiderio di non crescere e di conservare una visione infantile della vita, sembra impadronirsi delle coscienze.
Sembra spingere a condotte individualiste caratterizzate da rifiuto delle regole sociale, conformismo, narcisismo e affermazione cieca dei propri desideri.

Assistiamo quotidianamente con sgomento ad un crescendo di comportamenti che testimoniano il disprezzo per il prossimo. Ma anche l’incapacità di costruire relazioni di convivenza, il ricorso alla violenza verbale e talvolta fisica per risolvere questioni e conflitti.

Dipendenza dalla figura materna

Quando il bambino prende atto della separazione da dalla figura materna, ne sviluppa una dipendenza.

La rottura della simbiosi madre/figlio genera un desiderio irrefrenabile di contatto con la madre e induce comportamenti affiliativi e di consolazione. Vi è in sostanza un tentativo di negare la separazione per contrastare il dolore che ne consegue.

Questo processo non è di per sé patologico se evolve verso ulteriori processi di differenziazione e separazione che renderanno la persona un adulto funzionale.

Essa svolge quindi un ruolo insostituibile nella crescita umana. Conserva anche in età adulta una funzione importante per la costruzione dei rapporti di affettività e di intimità.

Tuttavia diventa fonte di disagio e di dolore se l’affrancamento dalla madre risulta impedito e/o non avviene.

Questo fenomeno viene definito col termine giapponese AMAE (scarica l’articolo integrale per approfondimenti).

Bisogno di non crescere

Gli stili di vita, i valori, il modo di agire delle persone ha spostato l’asse dell’esistenza umana verso una visione. Ovvero quella che tende ad esaltare la parte infantile dell’individuo e il suo bisogno di non crescere.

Valori come impegno, responsabilità, sofferenza, rigore, conoscenza, colpa e vergogna, che costituiscono configurazioni necessarie dell’essere adulti, sono progressivamente evaporati per lasciar spazio a valori.

Individualismo

Ovvero: benessere, libertà di fare ciò che voglio, desiderio, non dar conto a nessuno, disimpegno, egocentrismo.

L’erosione del principio di autorità ha rimosso dall’orizzonte di esistenza elementiimportanti per la crescita personale, in particolare il valore dell’impegno personale per la costruzione del proprio benessere.

L’esaltazione del desiderio a scapito del dovere, dell’impegno e della sofferenza, che sono necessari per la crescita alimenta comportamenti e vissuti che rendono gradevole la vita infantile e spaventosa quella adulta.

Gli scambi sociali pongono sempre meno attenzione alle dinamiche che creano senso di comunità per esaltare le esigenze dell’individuo e di ristretti gruppi che si aggregano intorno a interessi consumistici.

Non esistendo un senso del “noi”, una gruppalità di riferimento, l’individuo diventa il centro del proprio mondo esaltando i propri bisogni a scapito di quelli della collettività.

L’immagine del giovane dei nostri tempi

L’immagine del giovane dei nostri tempi è quella di un sovrano triste e solo, prigioniero del proprio benessere, dei propri vizi e delle proprie paure. Un giovane incapace di pensarsi proiettato in un futuro, circondatodi oggetti mediante i quali cerca di costruire una dimensione del Sé destinata aessere vuota e desolante.

La rincorsa al bene di consumo alla moda non riesce difatto a riempire quel vuoto di senso determinato dalla difficoltà di autoprogettarsie impegnarsi in una costruzione del proprio futuro.

Accudimento

La crescita si trova ad essere sbilanciata nella direzione dell’accudimento ponendo in secondo piano i processi di adattamento alla realtà e la costruzione di capacità di coping.

La frustrazione, la sofferenza, la risoluzione di compiti,la possibilità di costruire la propria autostima misurandosi con le difficoltàsono posticipati il più possibile rendendo i giovani incapaci di fronteggiare le esigenze della vita adulta.

Cortocircuito emotivo

Il comportamento dipendente deve trovare canali espressivi complessi che cercano nascondere la paura profonda della crescita e il bisogno di sostare nell’infanzia.

Da qui la necessità di trovare una via di sbocco al cortocircuito emotivo che da un lato confina nell’infanzia e dall’altro obbliga alla crescita. Una dinamica conflittuale per gran parte inconscia che, non essendo simbolizzata, dà luogo acomportamenti sintomatici.

Negazione della libertà

La personalità dipendente non ha costruito le strutture necessarie per organizzare la propria libertà.

Risulta confinata in uno spazio di vita governato da comportamenti impulsivi e ripetitivi. Essa risolve il proprio bisogno di libertà ancorandosi a una situazione che esprime in maniera drammatica tutta l’angoscia e la sofferenza di non poter essere libero.

Che sia una sostanza o una persona o la necessità di compiere un’azione la caratteristica comune della dipendenza è la negazione della libertà, l’idea che ad agire non è l’individuo stesso ma una forza misteriosa che lo governa.

Il vissuto di impotenza denunciato dalla persona dipendente tradisce l’angoscia di assumere il timone della propria vita.

Egli è di fatto prigioniero di una sostanza o di una situazione ma è soprattutto prigioniero di sé stesso, attanagliato dalla paura profonda di diventare una persona libera e responsabile.

Di essere autore della propria vita!

La cura

La cura di una dipendenza non passa per la semplice rimozione della condotta disadattative ma prevede una restitutio ad integrum dell’intera persona, sanando quelle difficoltà cognitive ed emotive che hanno impedito il dispiegarsi della sua esistenza e della sua umanità.

Consulta l’articolo integrale a cura di Gino Aldi.