L’IO FRAMMENTATO DELLE PERSONALITÀ CON ANORESSIA

Ho scritto questo articolo sull’anoressia insieme alle mie colleghe psicoterapeute Maria Russiello e Barbara Felisio per la rivista Telos.

Ecco un estratto.

anoressia

La patologia anoressica è un disturbo alimentare estremamente grave che può comportare rischi per la salute del paziente e perfino per la sua vita. Per questa ragione ha attratto l’attenzione degli studiosi che da molti anni stanno cercando di comprendere il fenomeno e di costruire adeguati percorsi clinici di cura.

Il DSM-5 classifica l’anoressia come disturbo dell’alimentazione e di conseguenza si concentra sui sintomi clinici che devono essere presenti affinché si formuli una diagnosi adeguata.

Diagnosi strutturale

Rispetto all’anoressia la psicoanalisi ha assunto una metodologia di diagnosi di tipo strutturale cercando di descrivere l’organizzazione funzionale della paziente anoressica secondo i criteri che appartengono a tale corrente.

Un modello che ha avuto grande risalto in questo senso è quello di Hilde Bruch. Hilde Bruch (1977), la quale giunge alla conclusione che i vari sintomi sono manifestazioni di disturbinel campo percettivo e concettuale (in particolare l’incapacità di riconoscere la famee le altre sensazioni fisiche, che si associa alla scarsa consapevolezza del proprio corpo).

Questo modello supera il modello pulsionale di Freud, che definiva l’anoressia come una patologia conseguente a fantasie sessuali inerenti la fase orale, per concentrarsi sul funzionamento psichico delle persone affette da patologia anoressica.

Il suo merito è quello di aver introdotto il problema di studiare la personalità di questi pazienti.

La letteratura scientifica ha posto in relazione il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo borderline di personalità come condizioni premorbose della condizione anoressica. In particolare, il perfezionismo, che caratterizza le strutture ossessivo- compulsive, è un elemento determinante che organizza diversi comportamenti tipici di questa patologia. (Sassaroli et al 2005).

Alcuni autori ipotizzano perfino che essi siano predisponenti alla patologia stessa (Peterson et al 2009).

Guidano focalizza invece il senso di vuoto della personalità anoressica, il suo bisogno di approvazione e la necessità di continue conferme da parte dell’ambiente.

In questo panorama di idee e discussioni tese a formulare ipotesi circa il funzionamento psichico dei pazienti anoressici, ci sembra opportuno proporre alcune nostre riflessioni tratte da osservazioni cliniche e trattamenti di tale disturbo.

COME FUNZIONA UNA PERSONALITÀ ANORESSICA?

Perfezionismo

Risulta confermata nel nostro modello osservativo la dimensione perfezionistica con cui la personalità anoressica si approccia alla realtà. Si tratta di un perfezionismoche non riguarda solo l’immagine corporea ma che si riverbera su vari frontiinteressando diversi aspetti dell’esistenza: il lavoro, la genitorialità, i legamisignificativi. La personalità anoressica non vive la propria vita ma è imprigionata inuna dimensione ideale dell’esistenza, dimensione attraverso la quale essa struttura la sua relazione con il mondo. Tale dimensione non riguarda solo la propria personama coinvolge l’interezza delle relazioni che essa incontra lungo il suo cammino.Non è solo la persona stessa a dover vivere nella perfezione ma tutto il mondo che con essa interagisce è pervaso da questa necessità.

L’adesione ad un modello perfezionistico produce una refrattarietà nei riguardidelle critiche e dei fallimenti che sono vissuti in termini di grande angoscia e frustrazione. Le personalità anoressiche non tollerano l’errore, sia proprio chealtrui, e si difendono da esso con intense, e a volte insensate, negazionidell’evidenza. 

Controllo

L’impossibilità di adattarsi ad un mondo diverso da quello idealizzato induce anche un rilevante fenomeno di controllo sull’agito altrui. I pazienti anoressici hanno uno scarso senso di interpersonalità, convinti come sono che la loro visione del mondo sia assoluta e incontestabile.

Insoddisfazione

L’inevitabile fallimento delle proprie proiezioni ideali induce repulsione e rancore nei confronti della realtà contribuendo a costituire un sintomo frequentissimo che si incontra nelle narrazioni di pazienti anoressici: la lamentosità. Questi pazienti non sono mai contenti di nulla, svalutano in maniera costante sia la propria esperienza che quella altrui, finendo per proporre un eterno lamento che accompagna gran parte dei loro resoconti esistenziali.

FRAMMENTAZIONE DELL’IO E DELLA REALTÀ

Vivere bene, per un’anoressica, significa lottare quotidianamente con un mondo che sembra sottrarsi ai suoi schemi e ai suoi voleri, un mondo che in tal senso diventa deludente e ostile, fonte di rancore e di risentimento.

Per evitare l’angoscia di veder ridimensionati i propri ideali onnipotenti la persona anoressica attua meccanismi di difesa centrati sulla negazione. Si tratta di una forma particolare di negazione attraverso la quale la realtà viene ridotta e vissuta inframmenti. L’anoressica non inserisce i dati percepiti nel contesto entro cui essi si rendono evidenti ma compie operazioni di riduzione e devitalizzazione, isolando gli elementi che confermano l’idealizzazione di Sé e del mondo ed espellendo quelli che disconfermano tale idealizzazione.

In sostanza la personalità anoressica tende a vivere in una perenne distorsione cognitiva attraverso la quale armonizza mondo esterno e onnipotenza interna. Questo processo di distorsione si attua nel “qui” ed “ora”, nel concreto di ogni singolo vissuto, per cui i diversi momenti dell’esperienza diventano “frammenti” che non trovano unità in una personalità che cerca di integrarli in una visione globale.

Emozioni

Il mondo delle personalità anoressiche è devitalizzato. Appare povero di inferenze emotive e di comprensione del funzionamento emozionale. Un mondo in cui si agisce perché “così si fa” e non per effetto di moti interiori profondi. I processi di mentalizzazione sono carenti e l’esito finale di questa carenza è una profonda anaffettività.

Corpo

A lungo considerato il teatro principale del dramma anoressico, a causa delle conseguenze terribili che possono derivare dalla perdita di appetito e dal rifiuto ostinato di ingerire cibo, esso appare, alla luce di quanto affermato fino ad ora, un mero epifenomeno di un dramma ben più consistente.

Il corpo, in quanto fonte di soggettività, diventa il luogo in cui si scontrano drammaticamente l’ideale di Sé e il Sé reale. In quanto fonte di soggettività, pertanto, il corpo si rende nemico del progetto onnipotente che anima la persona anoressica.

Trattamento della persona con anoressia

Il trattamento della paziente anoressica è di grande complessità. Occorre insinuarsi all’interno di una struttura ostica, riluttante nei confronti della relazione intima, impermeabile alle critiche, che si percepisce spesso più capace del terapeuta cui chiede aiuto o dal quale è stata forzosamente portata da familiari allarmati.

Prediligiamo un trattamento dell’intero sistema familiare quando la collaborazione al trattamento è scarsa. In questo caso lavoriamo sulle numerose collusioni che sostengono il sintomo. I sistemi familiari di questi pazienti appaiono spessoasserviti ai voleri, spesso patologici, del membro malato.

L’angoscia di morte, determinata dal rifiuto del cibo, produce nei familiari un totale asservimento alle richieste della paziente. In questo modo il senso di onnipotenza cresce a dismisura e la collusione finisce per alimentare la patologia piuttosto che eliminarla. Occorre un sostegno delicato e profondo verso i genitori e i fratelli della paziente per portarli ad assumere condotte non collusive.

La terapia individuale

La terapia individuale verte sull’obiettivo di rendere consapevole il progetto onnipotente e confrontarsi con l’impossibilità della sua realizzazione.

In un primo momento si lavora sulle contraddizioni e sulle frammentazioni ponendo la paziente di fronte ai suoi comportamenti o pensieri dissonanti.Gestendo la rabbia e l’angoscia indotto dal compito di integrare le diverse parti disé, garantendo un supporto caloroso e accogliente rispetto alla possibilità di essere imperfetta, erratica e confusa come può esserlo ogni essere umano avviciniamo la paziente al mondo della vita e alla possibilità di costruire un proprio Sé reale.

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